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Scopri Villa Manin

LA STORIA E L'ARCHITETTURA
DI VILLA MANIN

A partire dalla fine del XVII secolo prende avvio la strategia della famiglia Manin di concentrare l’acquisto di terreni in un’area della campagna friulana snodo dei traffici tra l’area commerciale dell’Alto Adriatico e le vie che portavano dalla valle del Tagliamento verso l’Europa centrale, in una fase storica di perdita del ruolo centrale della Serenissima negli scambi commerciali tra Europa,  mar Egeo e Medio Oriente.


Si individua Passariano, dove già esisteva un importante edificio di uso agricolo e residenziale dei Manin, come punto di incontro tra gli spostamenti delle merci via mare e via fiume (Stella, in questo caso) e quelli via terra, che grazie allo “stradone Manin” dovevano agevolmente prendere la via dei monti, in direzione di San Daniele del Friuli.

 
Si avvia così la “Fabrica di Persereano”(uno degli antichi nomi di Passariano), il cantiere cioè che porterà soprattutto nei decenni successivi alle attuali forme della villa. Nella prima metà del 1700 si delinea con chiarezza l’intento dei Manin di fare della villa di campagna un attivo centro di produzione agricola e di trasformazione dei prodotti della terra, grazie alla realizzazione di mulini, fornaci, cartiere, filande.

Il corpo centrale della villa diventa un emblema della grandezza e della potenza della famiglia, in grado di rivaleggiare con le residenze dei re d’Europa e di superare in magnificenza le numerose ville che i patrizi di Venezia edificano in terraferma.

Il modello per i Manin è addirittura Versailles, la più fastosa dimora del continente: ne è prova il fatto che il disegno del grande giardino a settentrione della villa viene affidato a un allievo francese  (del cui nome però non è rimasta traccia) di André Le Nôtre, l’artefice delle meraviglie volute dal Re Sole.

E' invece l’architetto Domenico Rossi, di origini luganesi, già a bottega da Baldassarre Longhena, attivo anche a Venezia, Lubiana, Udine, Pordenone e in altri centri del Veneto e del Friuli, che nei primi decenni del Settecento progetta l’attuale aspetto dell’edificio e gli interventi scenograficamente più importanti, come la Piazza Quadra, delimitata dalle barchesse, e la Piazza Tonda, chiusa dalle esedre, con un effetto plastico che ricorda il secentesco il colonnato del Bernini in piazza San Pietro a Roma.

Poco più tardi, nella prima metà del XVIII secolo, Giovanni Ziborghi, “mastro di Casa” dei Manin, provvederà ad innalzare le barchesse, mentre Giorgio Massari, uno dei più importanti esponenti dell’architettura veneziana del Settecento, realizzerà il coronamento superiore del corpo gentilizio, mentre il giardino assume le forme del “luogo di delizie” tipico dell’età barocca.

Nel 1738 uno degli eventi più importanti della storia della villa: Maria Amalia, figlia del re di Sassonia, va in sposa al re di Napoli, e nel corso del viaggio sosta a Passariano e in suo onore si allestisce una fastosa cerimonia.

Nel 1789 Lodovico IV Manin diventa prima procuratore di San Marco e quindi doge, ma sono gli anni del crepuscolo per la Serenissima: la Campagna d’Italia vede trionfare il giovane generale francese Napoleone Bonaparte che pone fine a questa plurisecolare pagina di storia e si installa nella villa per alcuni mesi, per concludere le trattative con gli Austriaci, e quindi firmare il Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797).
 
L'edificio risente inevitabilmente, con la sua monumentalità scenografica in mezzo alla vasta campagna friulana, delle vicende storiche, e soprattutto belliche, vissute dal territorio circostante, sempre sul confine delle tensioni tra i mondi tedesco, slavo e mediterraneo.

Il compendio tutto è spesso scenario di importanti movimenti militari: durante la Prima guerra mondiale Villa Manin vede la presenza degli Stati Maggiori dell’imperatore Carlo I, per gli Asburgo, e del Kaiser Guglielmo II, per la Casa dinastica di Prussia, dopo la disastrosa ritirata di Caporetto, che lascia una scia di vittime militari e civili lungo le strade della fuga verso il Veneto e sui ponti che attraversano il Tagliamento, a pochi chilometri da Passariano. Da ricordare la “battaglia di Codroipo”, che il 30 ottobre del 1917 vide oltre 300mila soldati italiani difendersi da quattro divisioni tedesche. Ne scriveranno Franz Kafka e Riccardo Bacchelli.
 
Nel secondo conflitto mondiale gli ampi spazi della villa vengono utilizzati come ricovero delle opere d’arte del territorio friulano, quasi anticipando il futuro destino del compendio, mentre nel territorio circostante si sviluppa la lotta partigiana magistralmente descritta nel romanzo “Il ghebo” di Elio Bartolini, i cui protagonisti pongono le basi delle loro azioni militari proprio nella Cartiera di Passariano, a poche centinaia di metri dalla villa.

Il successivo declino dell’edificio, del parco e dei vari annessi di uso agricolo viene interrotto dall’esproprio ad opera del Ministero della Pubblica istruzione (1961) a favore dell’Ente Ville Venete.

La Regione autonoma Friuli Venezia Giulia acquista e restaura gli 8500 mq degli immobili e i 18 ettari del parco: la villa diventa un centro culturale attivo sia nell’organizzazione di esposizioni d’arte e di eventi musicali, oltre che nelle attività di catalogazione e restauro dei beni culturali.