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Scopri Villa Manin

L'ARTE

L’architetto Domenico Rossi viene chiamato dai Manin, agli inizi del Settecento, a proseguire le opere avviate nella “Fabrica di Persereano”, dando forma artistica compiuta ad interventi edilizi preesistenti ed arricchendo la villa di elementi importanti, che intendono qualificare il compendio al rango delle più fastose regge d’Europa.


Rossi chiama vari artisti all’impresa, tra cui Louis Dorigny. Parigino di nascita e di formazione, da giovane si stabilisce in Italia e lavora molto in Veneto e in Friuli, a Udine, oltre che a Passariano, dove affresca nel 1708 una delle sale adibita a spazio di rappresentanza, creando un grande cerchio centrale con il Trionfo della Primavera in un apparato scenico barocco che comprende anche le allegorie di Amore, Gloria, Ricchezza e Abbondanza.

Altro artista di spicco che interviene in villa è Giuseppe Torretti, presente con sue opere nella cappella di S. Andrea e nell’annessa splendida sagrestia, visitate nel 1737 dal patriarca di Aquileia Daniele Delfino.


La piccola chiesa è un vero gioiello, con la facciata disegnata da Domenico Rossi, che vi riprende in scala alcuni temi decorativi della facciata di San Stae a Venezia, le sculture di Torretti (i tre altari della cappella) e gli stucchi di Abbondio Stazio.


Nella ricca sagrestia sono presenti due pannelli con bassorilievi, l’altare del Crocefisso e quello della Madonna del Carmelo che sovrasta le anime del Purgatorio, sempre di Torretti. Vi è allestita poi anche una raccolta di arredi sacri (calici, reliquiari, legature, una croce astile) del XVIII e XIX secolo.
Interessante notare come la cappella venne collegata con corridoi ai piani alti del corpo gentilizio, per la discreta presenza della nobile famiglia, ma mantenne al contempo la funzione di luogo di culto per gli abitanti del borgo di Passariano.


Altre opere d’arte arricchiscono il grande parco: dell’impianto barocco restano solo i gruppi scultorei che adornano le colline che chiudono l’orizzonte verso nord con scene mitologiche dal sapore arcadico.

Tutto il parco è disseminato poi da apparati decorativi (statue, vasi, trofei) che trovano la loro espressione più significativa nel “Viale delle Erme”, arricchito da gruppi statuari al più alto livello della scultura da giardino del XVIII secolo.