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Mostra "Tu mi sposerai" - opere di Gigetta Tamaro 1931 - 2016

Al Magazzino delle idee, dal 23 aprile al 2 luglio, oltre cento opere di Gigetta Tamaro architetto. Titolo della mostra: “tu mi sposerai”, una nota scherzosa posta al margine di uno dei disegni in mostra

                     

                    

 

MOSTRA "TU MI SPOSERAI" - opere di Gigetta Tamaro 1931 - 2016

 

a cura di Luciano e Giovanna Semerani

 


 

Le opere esposte al “Magazzino delle idee” in Corso Cavour, 2 a Trieste vanno dagli anni del Liceo Artistico a Venezia fino all'ultimo suo disegno, “Le porte d'Europa – vie di terra e di mare dei migranti”, per l'ultima iniziativa alla Stazione Rogers di Trieste, “Lampedusa beach”, di domenica 13 dicembre del 2015.

La mostra è l'intreccio di tre temi: la città – la conoscenza – la confusione dei linguaggi.


Il filo rosso che guida la narrazione di questi tre temi è il contrasto e l'attrazione tra le forme e tra le idee. Prendendo le mosse da tre scritti di Gigetta Tamaro è stato scelto di declinare il tema della “città” sotto il titolo “Trieste una città per vecchi si/no”, il tema della “conoscenza” nel capitolo “la formazione artistica, gli amici, gli incontri, le mostre”, il tema de “la confusione dei linguaggi” e “la bella confusione”.
L'intreccio, in pratica, è un groviglio in cui non ci sono rapporti di causalità diretta tra un “prima” e un “dopo”, non c'è una gerarchia tra le conoscenze e tra gli amici se non nel fatto che il mestiere dell'architetto comporta da una parte un fondamento umanistico, una organizzazione razionale delle azioni ma dall'altra vive della passione, nell'attesa magica della fusione alchemica. La creatività si manifesta con quella “mucha salivación” già descritta da Salvador Dalì.
Sono stati scelti per l'esposizione e per il catalogo solo disegni che documentano il momento della sua ricerca, in cui l'invenzione si misura con l'autocritica, spesso accennata con le notazioni scritte accanto al disegno.

Vengono esposti quasi cento originali in gran parte inediti, accompagnati da modelli, sculture, collagés, strappi, cartocci, fotografie.

I disegni di Gigetta Tamaro rimandano ad alcune importanti opere pubbliche da lei realizzate ma è stato scelto come motto dell'esposizione “tu mi sposerai” perché l'impasto che è la materia prima dell'architettura è la vita.
 A seconda del tono “tu mi sposerai” può essere un ordine o una preghiera. Annotato a margine di un disegno per un parco a Merano ricorda Gigetta Tamaro come persona e non solo come architetto. Il concorso aveva un sapore dolciastro, “biedermaier” e/o “kitsch”. Gigetta accompagnava spesso le forme ed i colori del progetto con parole ambigue, in parte un mettersi in gioco e in parte un estraniarsi, un interrogarsi sul senso delle azioni di cui predisponeva la scena, come nel caso del “giardino dell'amore” di Merano, dove  due percorsi diversi guidano comunque allo stesso fine, che non sembra più essere l'amore ma bensì il matrimonio.
I disegni di architettura di Gigetta sono in senso letterale “forme di rappresentazione”, appartengono ad una “teatralizzazione” dell'atto creativo e perciò continuamente oscillano tra il piano “simbolico” e il “gesto fabbrile”. Un processo che è anche continua prova del proprio “saper fare”.

 

                          

 

La “téchne” non incidentalmente si travasa nella costruzione di manufatti ma è con lo stesso impegno  un modo di insegnare, di organizzare e diffondere cultura. Una cultura architettonica essenzialmente umanistica.
I disegni a matita o col pennarello, le carte incollate e da ultimo gli “strappi” e i “cartocci” sanguinanti che Gigetta fa costituiscono un modo speciale di avvolgere in un unico mitico inviluppo le diverse motivazioni dello stare al mondo.
I suoi progetti sono un modo di incollare frammenti di quotidianità dentro un impegno etico e politico a rendere verosimili gli oggetti, concreti gli atti.
Un modo di partecipare, e di sbagliare,  tutto italiano, che parte dai Maestri, Samonà e Rogers ma anche da incontri con intelligenze opposte, da Bruno Zevi a Manfredo Tafuri.
“La formazione artistica, gli amici, gli incontri, le mostre” mostrano affinità elettive e insieme riflettono ricchezza di scambi culturali che sono possibili proprio perché Trieste e Venezia sono città-porto, in qualche modo città di colonia.
Gigetta Tamaro inizia con Giancarlo De Carlo il suo primo impegno didattico a Venezia, poi con Giuseppe Samonà si laurea e partecipa con successo a due importanti concorsi internazionali.
A “Stazione Rogers” Gigetta rende permanente l'incontro dell'architettura con altre discipline.
La cultura di Gigetta Tamaro è inseparabile dall'assunzione di responsabilità pubbliche. Guida gli Ordini degli Architetti. Oltre che per la parità dei diritti, Gigetta Tamaro si impegna nel campo dell'educazione scolastica, dell'assistenza sanitaria e psichiatrica, dell'avanguardia artistica.
“trieste una città per vecchi, si / no” raduna quella parte dei progetti per Trieste, che più direttamente  riguardano la dimensione “civile” del lavoro dell'architetto, la sua responsabilità nei confronti della storia e del futuro della città. Il vissuto quotidiano segnato non solo dalla memoria del passato ma anche dalla decadenza dignitosa, ma pur sempre decadenza, è  riassunto emblematicamente dalla stessa vecchiezza degli abitanti e dalla particolarità dei loro costumi.
“La bella confusione” è il paradigma della libertà stilistica nel modo di lavorare, di vivere il tempo libero, nell'ospitalità, negli abiti, nelle collezioni di oggetti, nel modo libero di scrivere  e di insegnare, in modo leggero e profondo insieme, nel partecipare  alla costruzione architettonica come ad un  gioco.
I disegni e gli oggetti di Gigetta in certi momenti sono stati curati, levigati e colorati finemente. In tempi diversi un impeto cromatico, una deformazione caricaturale e delle annotazioni continue, come a ricordare e a ricordarsi l'intenzione di operare nella realtà, senza nascondersi i limiti insiti nella stessa pratica narrativa.

Penso che non sia possibile rinvenire nelle sue opere la traccia di un modo di fare “al femminile” l'architettura. Se ci sono state pittrici e poetesse che costituzionalmente, nelle loro tecniche espressive, nella loro tematica hanno mostrato “l'altro lato della Luna” a me non pare che questo sia successo, nel '900, per l'architettura. Le dieci o al massimo quindici donne che hanno lasciato o stanno lasciando un segno nella storia dell'architettura contemporanea hanno messo al mondo opere potenti, piene di ardimento e questo sì, non saprei dire perché, ma a volte anche assai più ricche di umanità.
Se questo è un indizio di una diversa capacità di affrontare le tempeste, dentro le quali, anche queste opere di Gigetta Tamaro sono nate, sia questa mostra di buon auspicio per un futuro più saldamente pilotato in modo coraggioso da menti libere da pregiudizi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il catalogo della mostra "Tu mi sposerai" - Opere di Gigetta Tamaro é in vendita presso il nostro bookshop al Magazzino delle Idee di Trieste

 

 

 

 

 

 

 

 

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